Origami

 

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Grazie al percorso intrapreso nello studio di Luisa Canovi, ho iniziato ad avvicinarmi anche alla cultura origami, una tecnica raffinata e ricca di significati legati alla cultura giapponese. Ho ampliato maggiormente la mia conoscenza sulle carte giapponesi a volte realizzate anche a mano, ho usato la più svariate tipologie di carte per realizzare oggetti di una bellezza incredibile, ho acquisito nozioni storiche sul percorso evolutivo della carta, imparato a chiudere gli occhi, sconnettere il pensiero e lasciare andare la carta nella sua direzione, perché la carta ricorda le sue pieghe e da sola aggiusta ogni movimento dando vita ad oggetti tridimensionali che spesso lasciano un incantevole sensazione, come dopo un trucco di magia.

I Love Paper oggi è anche questo.

Le mie creazioni appartengono a tanti aspetti del paper craft e della tecnica origami. Nascono principalmente dall’idea di regalare stupore durante un evento o un’occasione speciale.

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Anche se la carta è nata in cina intorno al II secolo a.C. sembra che la diffusione della pratica della piegatura affondi le sue origini nel Giappone del VI secolo. Le prime piegature erano destinate al confezionamento delle sostenze medicamentose e delle piante aromatiche. L’origine degli origami giapponesi è strettamente legata alla religione shintoista e la valenza sacrale della carta è anche testimoniata dal fatto che in giapponese la parola carta e dei si pronunciano entrambe kami. Alla base dei principi che regolano l’origami, vi sono i principi shintoisti del ciclo vitale e dell’accettazione della morte come parte di un tutto: la forma di carta, nella sua complessità e fragilità, è simbolo del tempio shintoista che viene ricostruito sempre uguale ogni vent’anni, e la sua bellezza non risiede nel foglio di carta. Alla morte del supporto, la forma viene ricreata e così rinasce, in un eterno ciclo vitale che il rispetto delle tradizioni mantiene vivo.

Uno degli esempi più antichi risale al periodo Heian (794-1185 d.C.). Si tratta di un foglio di carta pieghettato, con il quale si copriva la bottiglia del sakè posta sull’altare come offerta propiziatoria durante le cerimonie religiose. Allo stesso periodo risalgono i modelli stilizzati che rappresentano una farfalla maschio (o-cho) e una farfalla femmina (me-cho). Essi si applicavano al collo di due bottiglie di sakè usate per un particolare rito augurale durante le cerimonie nuziali Shinto, usanza tuttora seguita. Le tecniche per piegare le varie figure vennero tramandate oralmente di generazione in generazione fino all’inizio del XVIII secolo, quando pare siano apparsi i primi libri con istruzioni di piegatura. Venivano pubblicati in prevalenza modelli ripresi dalla tradizione orale : gru, rane, stelle, scatole, bamboline, decorazioni.

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